1919 – 2019 BAUHAUS

Il 2019 è l’anno in cui in Germania in particolar modo, ma anche nel resto del mondo, si ricorda il centenario della nascita di una scuola d’arte e architettura che ha influenzato le idee e le opere di molti artisti e architetti, ma indirettamente di ognuno di noi che tutt’oggi, usufruiamo dell’utilizzo di prodotti di design, pensati per l’uso comune che hanno preso forma proprio tra le pareti di questa scuola.

Oggi, 19 Luglio 2019, ricorre l’ottantaquattresimo anniversario della chiusura della stessa, avvenuta in modo definitivo il 19 Luglio 1935.

Anche noi di Hello Design, vogliamo rendere onore, a modo nostro, a questa grande pagina della storia dell’arte e dell’architettura, che continua a fare scuola. Se ancora, vi state domandando di quale scuola stiamo parlando, vi rispondiamo: ” IL BAUHAUS…NATURALMENTE!

Il Bauhaus

Nei primi anni del 1900, la scuola di riferimento per gli artisti in Germania, era la Scuola di Arte Applicata, nata in Sassonia nel 1906, in seguito ad un seminario sull’arte applicata, tenuto da Henry van de Velde nel 1903.

Egli fu poi anche direttore della scuola e quando fu costretto a dimettersi e lasciare la Germania, indicò come suo successore Walter Gropius.

Terminata la prima guerra mondiale, Gropius, volle continuare il lavoro intrapreso da van de Velde, introducendo delle modifiche nella struttura didattica della scuola e nel metodo di insegnamento.

Fu così che nel 1919, nacque a Weimar una scuola, il cui intento era quello di unificare l’Accademia di Belle Arti e la Scuola di Arti Applicate, ossia il Bauhaus che chiuse definitivamente il 19 Luglio del 1935, per volontà degli stessi docenti a causa di contrasti interni, per le difficili condizioni economiche e per le imposizioni del regime nazionalsocialista.

Walter Gropius, primo direttore della scuola, in carica dal 1919 al 1928, dovette scrivere al consiglio comunale per giustificare il fatto che nessun ebreo fosse stato ammesso.

Bauhaus di Weimar – Foto di Daniela Völkel ©

Lo STAATLICHES BAUHAUS, termine che significa casa del costruire, dal termine medievale BAUHÜTTE, cioè loggia dei mercanti.

Fu una scuola d’avanguardia, orientata fortemente verso uno scambio di idee tra docenti ed allievi, con la ferma volontà di rinnovare e sperimentare nel settore del design industriale e dell’architettura, con uno sguardo aperto verso altre discipline come: scultura, fotografia, scenografia, balletto, gioielleria, tessitura.

Oskar Schlemmer, progetto per la decorazione dell’edificio dei laboratori del Bauhaus statale di Weimar, 1923 – Fonte: Bauhaus – Bauhaus archiv, 1919-1933 – Magdalena Droste – Taschen Editore

Il manifesto-programma della scuola, redatto da Gropius, proponeva l’unificazione di tutte le discipline artistiche nell’opera d’arte totale e il ritorno all’artigianato.

Il tema, già affrontato alle soglie del primo conflitto mondiale, riprendeva il tentativo di unire arte e artigianato, precedentemente divisi dalla rivoluzione industriale, secondo gli schemi già fortemente sostenuti dal movimento Arts and Crafts.

A sottolineare e rafforzare gli obiettivi che il manifesto proponeva, venne usata come sua immagine rappresentativa, una xilografia realizzata da Lyonel Feininger, raffigurante una cattedrale, simbolo dell’opera totale, sormontata da tre stelle: architettura, pittura e scultura.

Cattedrale del socialismo – xilografia di Lyonel Feininger – Fonte Google

Il piano di studi, contenuto nello statuto, pubblicato da Gropius nel 1922, prevedeva per gli studenti, un semestre dedicato all’apprendimento preliminare. Superato tale periodo, lo studente era ammesso a frequentare uno dei laboratori, per i tre anni successivi. 

Bauhaus – schema dei corsi

Molti degli insegnanti, erano essi stessi degli artisti, tra questi ricordiamo: Kandinskij, Klee, Laszlò Moholy-Nagy, Schlemmers, Adolf Meyer, Marcel Breuer , Walter Peterhans.

Tra i professori del periodo di Weimar, troviamo J.Itten che svolse un ruolo primario all’interno della scuola, per i suoi interessi volti al mondo esoterico e teosofico e per la forte caratterizzazione del suo linguaggio didattico, il quale, passando dallo studio dei maestri rinascimentali, agli accostamenti cromatici, giungeva all’immedesimazione, attraverso esercizi ginnici e di respirazione e rilassamento, tutti preliminari al disegno.

Un’opera che potremmo definire emblematica del Bauhaus, ed in perfetto stile espressionista è Casa Sommerfeld, commissionata nel 1920 da un armatore che desiderava una casa, realizzata con del materiale di scarto, ricavato dal disarmo di una vecchia nave da guerra.

Casa Sommerfeld – Fonte Pinterest
Casa Sommerfeld, vestibolo. Balaustra di Joost Schmidt, poltroncine di Marcel Breuer – Fonte: Bauhaus – Bauhaus archiv, 1919-1933 – Magdalena Droste – Taschen Editore

Un’altra figura di spicco, che con le sue idee influenzò l’impostazione didattica della scuola, fu Theo van Doesburg, in seguito ad un corso sul De Stijl che tenne prima di giungere al Bauhaus. Gli oggetti realizzati in questo periodo riassumono nelle loro forme essenziali e nei colori, esclusivamente primari e bianco e nero, i princìpi manifestati dalla corrente neoplastica, della quale ricordiamo come grande esponente Piet Mondrian.

Moholy-Nagy, fu docente di fotografia. Il suo insegnamento si basava su un approccio costruttivista, con un utilizzo dell’inquadratura zenitale anziché prospettica. Frutto di questo periodo, fu il manifesto che sponsorizzava la mostra inaugurata il 15 agosto del 1923, che aveva il fine di promuovere la scuola e la sua produzione, realizzato da Joost Schmidt, dai colori arancio e nero, ispirato proprio dal De Stijl.

Poster per l’esposizione del 1923 – Bauhaus – Joost Schmidt – Bauhaus-Archiv Berlin – © VG Bild-Kunst

Un esempio di architettura Bauhaus del periodo è la casa prototipo Am Horn, progettata nel 1923 da Georg Muche, pittore e insegnante al Bauhaus per ospitare ambienti funzionali e arredata secondo il gusto neoplastico.

Casa Am Horn di Georg Muche – Fonte: Google
Casa Am Horn di Georg Muche, interno della cucina – Fonte: Pinterest

Nonostante il grande successo della mostra, la scuola inizia ad attraversare un periodo di declino che condurrà alla chiusura della sede di Weimar, per giungere alla città di Dessau, in un edificio progettato e arredato da Gropius stesso, costruito in cemento armato e vetro, secondo uno schema compositivo di tipo neoplastico.

Bauhaus di Dessau – Foto di Oskar Da Riz – Fonte Floornature

Il trasferimento alla città di Dessau, portò ad ulteriori cambiamenti nella didattica della scuola, primo tra tutti fu l’introduzione di una sezione dedicata all’architettura e non meno importanti, le dimissioni di Gropius in favore dell’architetto svizzero Hannes Meyer, il quale fu direttore della scuola dal 1928 al 1930.

La produzione artistica della scuola, sarà influenzata dall’imporsi della nuova corrente razionalista che subentra al neoplasticismo.

Importanti furono i risultati raggiunti nelle sperimentazioni sulle sedute, condotti da Breuer. Egli, ispirandosi alle sedie di Thonet, realizzate in legno di faggio, attraverso l’invenzione della curvatura chimico-meccanica del suddetto materiale, per la quale ottenne il brevetto nel 1841, realizzò a sua volta delle sedie, con un tubolare metallico piegato.

Sedia Wassily Marcel Breuer – Fonte: Google
Marcel Breuer, sedia di legno secondo modello in acero trattato con mordente e rivestimento di crine, 1923 – Fonte: Bauhaus – Bauhaus archiv, 1919-1933 – Magdalena Droste – Taschen Editore

Anche il Bauhaus di Dessau, per tensioni di carattere politico, fu chiuso nel 1932 per riaprire nella nuova sede di Berlino, sotto la guida dell’ultimo direttore, l’architetto Mies van der Rohe, in carica già dal 1930 a Dessau.

La scuola venne ufficialmente soppressa dai nazisti l’11 aprile del 1933, dopo che la Gestapo, perquisendo la scuola, né decise la chiusura.

Mies van der Rohe e gli studenti fecero di tutto per riaprirla e fu così che si costituì il Libero istituto per l’insegnamento e la ricerca, affittando una fabbrica di telefoni abbandonata, poiché lo stipendio dei docenti era assicurato sino al 1935 ed avrebbe dovuto basarsi sulle rette, notevolmente aumentate degli studenti e la vendita dei brevetti.

Entrata in vigore una nuova legge, per la quale anche le scuole private dovevano essere sottoposte all’intendenza scolastica provinciale, Mies chiese il permesso di aprire una scuola d’arte, la risposta della Gestapo fu di rispettare alcune condizioni, imposte dal Ministero della cultura. Condizioni restrittive sotto tanti aspetti, da quello didattico, con un programma orientato in senso nazionalsocialista a quello umano, prevedendo tra l’altro, il licenziamento di alcuni importanti docenti come Kandinsky e Hilberseimer, motivi che uniti a quelli economici, dovuti al fatto che le rette non erano versate, portò, il 19 luglio 1935 alla fine, definitiva del Bauhaus.

Le donne del Bauhaus 

“Non ci deve essere alcuna differenza tra il sesso più bello e quello più forte”.
Walter Gropius.

Nonostante un’affermazione cosī apparentemente paritaria, la donna, all’interno del Bauhaus, non ebbe vita così libera dai pregiudizi e dalla mentalità maschilista.

Ragazze del Bauhaus-Tessitoria: Margret Leischner, Margret, Dambeck, Leisel Hennenberg, non identificata – Fonte: Bauhaus – Bauhaus archiv, 1919-1933 – Magdalena Droste – Taschen Editore

Quando il Bauhaus aprì, ci furono più richieste di iscrizione da parte delle donne, anziché degli uomini, ma a molte di loro fu negato l’accesso, mentre le altre furono indirizzate verso corsi d’importanza ritenuta secondaria e con caratteristiche più adatte alle donne, come: tessitura, ceramica e rilegatura libri.

Questa situazione, particolarmente evidente durante il primo periodo, quello espressionista di Itten, si ammorbidì con l’arrivo di Moholy-Nagy ma non si risolse mai.

Poche furono le donne che riuscirono a farsi spazio ed essere ancora oggi ricordate, tra queste Marianne Brandt , il cui cognome originale, non da sposata, era Liebe, riuscì a ottenere la direzione del laboratorio di metallurgia, disegnò la lampada orientabile Kandem e le lampade a globo, ed alcune sue creazioni sono ancora oggi utilizzate da Alessi.

Marianne Liebe poi conosciuta come Brandt, dal cognome del marito, 12926 circa – onte: Bauhaus – Bauhaus archiv, 1919-1933 – Magdalena Droste – Taschen Editore
Bauhaus Teapot, 1924 – Marianne Brandt – Fonte Google
Lampada da tavolo Kandem – Marianne Brandt – Fonte Pinterest

Altre personalità femminili che riuscirono a spiccare in un mondo, ahimè, maschilista, furono: Gunta StólzlGertrud Arndt che voleva studiare architettura e fu reindirizzata verso la tessitura, Benita Koch-Otte, Lou Scheper – Berkenkamp, Lucia Moholy, compagna del più noto Moholy-Nagy, realizzò molti, adesso, famosissimi scatti degli edifici del Bauhaus, ma trascorse la sua vita alla ricerca dei negativi di queste foto che le furono sottratti.

Gunta Stólzl, 1927 – Fonte: Bauhaus – Bauhaus archiv, 1919-1933 – Magdalena Droste – Taschen Editore
Gunta Stòlzl, schizzo eseguito per un tappeto che risente formalmente dell’influsso formale di J.Itten del quale fu allieva – Fonte: Bauhaus – Bauhaus archiv, 1919-1933 – Magdalena Droste – Taschen Editore

Altre artiste, come Anne Albers, ebbero successo solo fuori dal Bauhaus. Ed è adesso, nel 2019 che il Bauhaus Archive di Berlino, per riparare a questo torto, in occasione del centenario della scuola, coglie l’occasione per celebrare come dovuto, le Donne del Bauhaus, con una serie di esibizioni intitolate Female Bauhaus.
Per l’occasione, la casa editrice Taschen, ha dedicato alle donne, un libro dal titolo Bauhaus Mädels.

Come affermato all’inizio dell’articolo, abbiamo voluto anche noi, molto umilmente, rendere un tributo ad una istituzione che nonostante molti problemi, di vario carattere, ha contribuito a rendere il mondo più bello, perché l’arte e l’architettura non sono solamente di e per chi le fa. Sono un patrimonio dell’umanità.

Il nostro tributo, è rivolto in particolar modo alle donne del Bauhaus che nonostante fosse una scuola d’avanguardia, non lo fu abbastanza da superare i pregiudizi sulle donne, tentando di relegarle ad un ruolo marginale. Donne che nonostante le difficoltà, sono comunque riuscite a brillare in un mondo maschile, rappresentando oggi, un grande esempio da seguire per chiunque lo voglia.

Architetto freelance. Amo l’arte, quella bella, capace di suscitare emozioni positive. Credo che l’architettura possa essere un bel modo di fare arte, ma è un’arte positiva se il suo fine è anche quello di rendere gli spazi realmente vivibili e a misura d’uomo.

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