Case in paglia


Case in paglia!

Proseguendo la nostra trattazione su argomenti dal colore verde, oggi vogliamo parlarvi delle Case in paglia.
Si sente parlare sempre più spesso, di abitazioni costruite avvalendosi di questa tecnica eco-sostenibile, che per quanto possa apparire innovativa, affonda le proprie radici addirittura nella Preistoria.
Nel Neolitico, erano già diffuse le cosiddette case Cob, delle quali vi abbiamo parlato nel nostro articolo sulla Casa dello Hobbit. Le popolazioni del tempo, mescolavano la paglia con altre fibre animali o vegetali, insieme alla terra che veniva poi modellata e fatta essiccare al sole. La paglia è un prodotto naturale, rinnovabile e recuperabile come materia di scarto della lavorazione del frumento (grano tenero, grano duro, orzo, avena, riso, miglio, segale e farro), che durante la sua crescita assorbe CO2 e rilascia ossigeno, grazie alla fotosintesi. Per essere utilizzata come materiale in edilizia non ha bisogno di nessun trattamento artificiale o naturale.

La tecnica del Nebraska o autoportante

Le prime case in paglia furono costruite alle fine dell’800, in Nebraska, nel Centro America, nella regione di Sand Hills, una pianura arida, con suolo sabbioso, dove gli abitanti non avendo a disposizione il legname per la costruzione delle proprie case, si arrangiavano con i materiali che il luogo metteva loro a disposizione.

La paglia, veniva usata sotto forma di balle, grazie ad una macchina pressatrice, dalla quale usciva compressa sotto forma di parallelepipedi come dei veri e propri mattoni giganti.

Questi venivano legati tra di loro a formare dei muri portanti su cui poggiare direttamente il tetto.

Burke House -1903 – Alliance, Nebraska, abitata sino al 1956
Pilgrim Hollines Church – 1928 – Arthur, Nebraska

Le abitazioni si presentavano resistenti e molto confortevoli, la paglia, infatti, ha proprietà termoisolanti molto elevate e, in associazione con intonaci in calce e terra cruda, permette di realizzare edifici caldi d’inverno e freschi d’estate.
Grazie alla sua bassa trasmittanza termica è molto facile ed economico raggiungere standard energetici elevati come la classe A o addirittura la casa passiva, la paglia è dunque ideale per progettare ad emissioni zero.
Le case in paglia sono durevoli, molte delle abitazioni edificate in Nebraska sono tutt’oggi in uno stato di conservazione buono.
In Europa, la casa in paglia più antica si trova a Montargis, a 90 km da Parigi in Francia, progettata e realizzata nel 1921 dall’ingegner Feuillette, su un lotto di 1500 mq, la casa ancora oggi abitata si sviluppa su 80 mq su due piani, con una struttura lignea a sostegno delle balle di paglia.

La science et la vie, n 56 del 1921
Maison Feiullette

Oggi la costruzione di case in paglia, con struttura portante in legno, costituisce un fenomeno in espansione, soprattutto in Francia.

La Francia, grazie al lavoro dell’associazione Approche -Paille, ha saputo per prima sperimentare  e collaudare la Tecnica G.R.E.B., introdotta negli anni ‘90 dalle ricerche del fisico Patrick Déry e dell’architetto Martin Simard, del  Groupe de Recherches Écologiques de la Baie in Quèbec, Canada. Oggi tale tecnica sta diffondendosi anche in Spagna e Belgio.

L’originalità della tecnica G.R.E.B., si fonda sull’utilizzo del legno massiccio e di armature di piccole dimensioni che permettono di edificare velocemente una solida struttura portante e controventata.

Sezione di una parete realizzata con tecnica G.R.E.B.

È possibile costruire case in paglia derivante da qualsiasi cereale disponibile, ma è importante non sottovalutare alcuni aspetti fondamentali:
– Il grado di umidità della paglia che non deve essere inferiore al 20%;
– L’orientamento delle fibre all’interno della balla e la massa volumetrica;
– Compressione della massa volumetrica.

La paglia, per la sua natura di derivazione vegetale è un materiale soggetto a marcescenza, nel caso in cui rimanga a contatto diretto e prolungato con l’acqua. Per limitare questo  problema è necessario realizzare un basamento che limiti gli effetti dell’umidità di risalita, ed un tetto a falde sporgenti che impediscano le infiltrazioni d’acqua durante le piogge.

Anche la condensa che si può manifestare per via degli sbalzi di temperatura, può essere limitata con  adeguate soluzioni tecnico-progettuali che riducano al massimo la presenza di ponti termici.

E il fuoco?, pensando ad una casa di paglia, ovviamente il primo pensiero al riguardo è proprio quello relativo al fatto che la casa possa facilmente incendiarsi, come quella della favola dei tre porcellini, premesso che in pratica tutti i materiali sono di natura infiammabile, essi sono classificati in relazione alla loro capacità di resistenza al fuoco, prima di perdere stabilità, ossia la capacità di trattenere le fiamme e di isolare dal calore che si produce.

La paglia sfusa brucia molto rapidamente, mentre le balle essendo compresse, hanno una capacità di resistenza che va oltre le due ore, ciò avviene per il limitato contatto con l’ossigeno. Possiamo paragonare quindi, il comportamento delle balle di paglia a quello del legno, che quando è a contatto con il fuoco carbonizza all’esterno prima di bruciare lentamente verso l’interno. Inoltre, la presenza di un buon intonaco, generalmente in terra cruda, serve a proteggere la balla di paglia, poiché la terra cruda sottoposta al calore, subisce un processo di cottura indurendosi.

Esempio di struttura di una casa in paglia e legno

Case in paglia in Italia

Anche nel nostro paese, sono stati realizzati diversi validi progetti. Grazie alle innovazioni della bio edilizia, oggi è possibile coniugare l’uso di materiali antichi con le moderne tecnologie, ottenendo un risultato estremamente attuale.

Per fare un esempio, nel 2015 a Fano, in Puglia, sono state realizzate delle villette a schiera, su progetto degli architetti Michele Ricci e Giovanna Nardini.

Le villette hanno una struttura portante in legno, che garantisce un’elevata flessibilità e resistenza ai terremoti. Le tamponature sono state realizzate usando balle di paglia fornite dagli agricoltori della zona, gli intonaci interni in terra cruda e quelli esterni in calce naturale. I tramezzi interni, sono in mattoni di calce e canapa.

Le pareti sono caratterizzate da un buon isolamento termico ed acustico e, da un’adeguata insonorizzazione tra un appartamento e l’altro. Le grandi finestre a sud accumulano calore durante l’inverno abbattendo i costi di riscaldamento. D’estate i balconi aggettanti permettono l’ombreggiamento, mantenendo freschi gli appartamenti, mentre ad est la brezza proveniente dal mare evita l’utilizzo di impianti di condizionamento.

pannelli solari termici e fotovoltaici, sono posti bene in vista e  sostenuti dal pergolato che ha anche la funzione di ombreggiare il terrazzo.

Ogni appartamento ha una superficie di 150 mq,  distribuiti su due piani fuori terra. Garage, bagno, lavanderia e cantina si trovano nel piano interrato per una superficie pari a 77 mq, il tetto terrazzato anch’esso con una superficie pari a 77 mq e  il giardino.

Villette a schiere in paglia a Fano

Per costruire le case in paglia in Italia è necessario rispettare parametri di progettazione differenti dalle case tradizionali e da quelle in bioedilizia. La normativa italiana entrata in vigore nel 2010  è molto ristretta e non consente di costruire una casa in paglia con la tecnica autoportante utilizzata in Nebraska. A causa delle norme antisismiche, infatti, è necessaria una struttura portante in legno o muratura, o cemento ecologico da riempire con le balle di paglia, utilizzate come tamponamento per i muri esterni, che non hanno funzione strutturale.

Non c’è alcuna differenza tra una casa in paglia e una di tipo tradizionale sotto il punto di vista statico.

Una casa in paglia ha però una leggerezza maggiore rispetto ad una casa tradizionale ciò rappresenta un vantaggio in caso di scosse sismiche perché minore massa significa minore accelerazione e quindi minori sollecitazioni.

 
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Architetto freelance. Amo l’arte, quella bella, capace di suscitare emozioni positive. Credo che l’architettura possa essere un bel modo di fare arte, ma è un’arte positiva se il suo fine è anche quello di rendere gli spazi realmente vivibili e a misura d’uomo.

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